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Storia di una Stella

24 Dicembre. È la vigilia di Natale. L’oscurità della sera confonde l’orizzonte, non si riesce più a distinguere dove finisce la montagna e dove comincia il cielo. Ma lassù, in cima al Cengìo, un gruppo di intrepidi amici sta per rallegrare ancora una volta il Natale, sicuri che, ovunque esse siano, la Stella riscalderà le anime delle persone che la osserveranno, mostrando ancora una volta come una semplice decorazione, fatta con amore, può portare lo spirito del Natale in ogni cuore.

Tutto iniziò così…

Era il lontano Natale del 1985, quando una piccola Stella Cometa comparve sul campanile della chiesa di Torrebelvicino. Era molto luminosa, anche se poche lampadine la formavano. E i suoi creatori la osservavano orgogliosi dal bar poco distante, mentre dopo il duro lavoro si rilassavano bevendo una cioccolata calda (corretta con chissà cosa…).

Ma la cioccolata calda, si sa, può far venire strane idee… Così da una piccola cometa su un campanile si arrivò a pensare di costruirne una molto più grande, che fosse visibile da molto lontano e soprattutto annunciasse a tutti l’arrivo del Natale. Già, ma dove si poteva farla? Bisognava trovare un posto che fosse adatto e soprattutto raggiungibile! Fra le molte idee prese in considerazione, quella che sembrava la migliore fu quella del monte Cengìo; così, l’anno successivo, nell’autunno del 1986, una decina di giovani entusiasti e volenterosi si ritrovarono in un garage per cominciare a preparare tutto il materiale. Sembra facile, ma quanto lavoro c’è invece da fare! Ci sono da preparare i fili elettrici, ci sono da montare i portalampade, e soprattutto bisogna controllare una per una le lampadine che dovranno andare a illuminare la Stella Cometa più grande mai vista!

I giorni passano, e quella che prima era solo un’idea inizia lentamente a prendere più consistenza, specialmente quando alcuni dei ragazzi si arrampicano sulle pendici del monte e, aiutati dal resto della compagnia rimasta giù in paese con i binocoli, posizionano sacchetti di nylon nel fitto bosco. È la prima volta, e non ci sono punti di riferimento già stabiliti, bisogna costruirli per sapere dove posizionare poi i cavi che sosterranno la Stella. I più grandi fra di voi ricorderanno forse che il primo anno in cui fu costruita, la Cometa non era posizionata come la vediamo ora, ma era orientata verso destra, anche se il centro rimase sempre allo stesso posto anche negli anni a venire.

Passa il tempo, nel garage i lavori proseguono, e nuovi problemi sorgono: non c’è solo da costruire la Stella, bisogna anche farla funzionare! È necessario trovare da qualche parte un gruppo elettrogeno abbastanza grande, perché in cima al monte non c’è la corrente elettrica. Inoltre bisogna pensare a come portare tutto il materiale sulla cima, che ancora attualmente non è raggiungibile con altri mezzi se non con un trattore. Non da ultimo resta il problema della veglia: in Dicembre, e specialmente di notte, in montagna, fa un po’ freddino… ma non si può lasciare la Stella a brillare da sola, qualcuno deve restare su per controllare che tutto vada bene. Occorre perciò costruire un piccolo riparo rifornito di legna e viveri, ma anche di tutto quello che potrebbe servire in caso di necessità. Quanto lavoro!

Finalmente arriva la vigilia di Natale: tutto è pronto, il carro è già stato caricato e attaccato ad un trattore, così di buon mattino tutti si incamminano verso la cima del Cengìo. Il lavoro da fare è tanto e non c’è tempo da perdere, la Stella deve essere pronta per l’imbrunire. C’è chi sistema i due piccoli gruppi elettrogeni a benzina, chi tira i cavi con le lampadine, chi collega i fili elettrici, e naturalmente c’è anche chi prepara da mangiare…

È il tramonto, e la prima Stella Cometa del Cengìo si accende: che meraviglia! Non sarà sicuramente un campione di geometria, ma com’è bella, la Stella Cometa di Natale! Non è molto grande, è lunga solo cento metri e ci sono in tutto ottanta lampadine, che a volte si possono solo intravedere quando qualche ramo le nasconde, ma la sua luce riempie di un nuovo calore il Natale di tutti quanti l’hanno costruita, e di quelli che, giù in paese, l’ammirano a bocca aperta.

Nel 1987 nasce l’idea di costruire una Stella ancora più grande, che possa essere vista anche da più lontano. Ma in che modo? E soprattutto… quanto più grande?

La montagna stessa viene in soccorso, con la sua particolare conformazione orografica: la Stella può essere costruita sospesa sul canalone che divide le due cime del Cengìo. Non è uno scherzo, ma si può fare; per prima cosa è necessario stabilire la lunghezza e la posizione esatta dei due cavi che andranno a costituire le code della cometa, che risulterà così opposta rispetto all’anno precedente. Per fare questo è necessario arrampicarsi su per il bosco ripidissimo, e calarsi in corda doppia lungo le pareti rocciose per molte volte. Poi bisogna preparare l’impianto elettrico, trovare un nuovo gruppo elettrogeno più grande, preparare sulle sporgenze gli attacchi per i cavi, e non ultimo tirare gli stessi da una parte all’altra del canalone. Il bosco, oltre che ripido, è molto fitto, serve un’idea per far passare i cavi fra gli alberi. C’è chi prova lanciando la testa del filo con la fionda e chi con l’arco, chi pensa di usare un deltaplano e chi, invece, trova l’idea più semplice: dei sassi. Si lancia il sasso, legato al filo, sopra agli alberi, poi lo si recupera e lo si rilancia, fino ad arrivare alle pareti dove sono pronti gli attacchi che consentiranno poi di tirare i cavi di nylon e successivamente i cavi d’acciaio portanti che sosterranno le lampadine delle code.

Un’altra vigilia di Natale arriva, e tutti sono pronti: si parte di primo mattino col trattore dalla contrada Manfron, i più però salgono a piedi. Tre quarti d’ora e tutti sono ai loro posti, e si comincia a creare la nuova Stella. Anche questa volta tutto dev’essere pronto per il tramonto, ognuno deve svolgere accuratamente i compiti che gli sono stati assegnati. Una parte del gruppo monta i raggi partendo dalla stessa piattaforma utilizzata l’anno precedente, mentre il resto comincia a tirare i cavi portanti dove far scorrere l’impianto elettrico. Le lampadine vengono avvitate cinque per volta, e poi fatte scorrere lungo il cavo; questa precauzione serve per controllare di volta in volta che tutte quante funzionino, e quindi la buona riuscita del lavoro. Si comincia dalla coda corta, posta sul Sojo basso (832m s.l.m.) , e si prosegue dal Sojo alto (838m s.l.m.) con la coda più lunga.

Il sole comincia a scendere dietro al monte, la sera si avvicina, e il duro lavoro di un gruppo di intrepidi amici sta per mostrare a tutti il suo splendore. Tutti si raccolgono sulla cresta che sovrasta l’impianto, si fa il conto alla rovescia:

3 … 2 … 1 …

Un grido di gioia rompe il silenzio che si crea quando la luce della Stella Cometa illumina a giorno tutto il bosco circostante: “Evviva!!! Sii!!! Ce l’abbiamo fatta!!! Ma quanto grande è??â€.

È lunga più di 360 metri, e ben 165 lampadine forniscono la luce per illuminare una Stella che si vede a molti chilometri di distanza. Ma non c’è solo l’elettricità a illuminare quella Stella: c’è anche tutto il cuore, la gioia, la felicità, il sudore e la fatica che un gruppo di giovani, con le loro famiglie costrette a turno a rinunciare alla loro presenza al cenone, hanno messo in questo lavoro per creare qualcosa di unico, che possa portare ogni volta nelle case un po’ di quello spirito natalizio che li ha spinti a scalare un monte e a costruire per tutti una Grande Stella, per mostrare al mondo che il Natale è arrivato.

Molte cose sono successe da quel meraviglioso momento a oggi, dal rinnovamento totale dei 1200 metri dell’impianto elettrico del 1996 all’incendio che nel 1998 ha richiesto il taglio dei fili di nylon; anche sulla Stella sono state provate delle modifiche, dall’introduzione del faro centrale alle accensioni alternate dei raggi, ma forse la Stella più bella rimane ferma, come una vera cometa proveniente da Betlemme che ogni Natale solca il cielo, per annunciare la nascita del Bambin Gesù.
Un solo anno la Stella non ha potuto brillare nel cielo di Natale; la neve caduta nella notte del 23 dicembre ha impedito il transito del trattore lungo la strada che dalla contrada Manfron permette di far arrivare il materiale fino a circa duecento metri dalla Baracca, da dove poi ci si serve di un verricello.
Anche la Baracca è stata oggetto di restauro in seguito ad un’eccezionale nevicata: più di un metro e mezzo di neve hanno avuto ragione della buona volontà del tetto della stessa di rimanere in piedi, ma nel dicembre successivo era già stata riparata e pronta per accogliere nuovamente quanti avrebbero lavorato.

Attualmente la Stella ha una “coda lunga†di 300 metri, con 57 lampadine da 40W, e una “coda corta†di 240 metri, con 45 lampadine sempre da 40W. I suoi 8 raggi sono lunghi ognuno 32 metri, e portano ciascuno 8 lampadine da 60W. Verso la metà degli anni ’90 venne introdotto un faro da 300W che da allora lampeggia al centro della Cometa, per due sere nelle quali la Stella splende sui monti della Val Leogra.

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